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5 motivi per adottare il carpooling nella propria azienda

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5 motivi per adottare il carpooling nella propria azienda

Adottare programmi di responsabilità sociale per la propria impresa può sembrare intimidatorio verso i dipendenti. Si vorrebbe fare di più per la comunità e migliorare l’immagine del brand ma, allo stesso tempo, si vuole evitare un approccio sbagliato o spendere così tanto da risentirne poi sui profitti. Per fortuna c’è una pratica che sostiene il business su più livelli e non ha lati negativi: il carpooling.

I benefici del carpooling

Il Carpooling esiste, in America, sin da prima della Crisi del ’29, ma ha assunto reale importanza negli anni ’70, quando una crisi petrolifera costrinse i cittadini americani a tagliare i consumi di carburante. Oggi incentivare gli impiegati a fare carpooling è qualcosa che supera il semplice risparmio di benzina e porta molti altri benefici.

1. Riduzione delle emissioni: uno degli impatti più importanti di un programma di carpooling è la riduzione delle emissioni di CO2 che gli impiegati di un’azienda producono nei viaggi casa-lavoro. Questi ultimi coprono infatti il 31% di tutte le emissioni provenienti dall’attività umana e giocano un ruolo importante nel cambiamento climatico globale. Infatti, quattro litri di benzina corrispondono a circa 11 chilogrammi di CO2 rilasciati nell’atmosfera. Si immagini di raggruppare i propri impiegati in gruppi di quattro, togliendo dalla strada tre veicoli su quattro ogni giorno. Ipoteticamente, se tutte le imprese adottassero il carpooling, si ridurrebbe di un quarto l’ammontare di emissioni di gas serra globali. Alternativamente si può incoraggiare l’utilizzo della bici o dei trasporti pubblici, fino al lavoro da casa, quando possibile.

2. Maggiore puntualità: di solito, ogni impiegato è responsabile di se stesso per quel che riguarda l’orario di arrivo in ufficio. Potrebbe svegliarsi tardi, non tener conto del traffico o delle cattive condizioni metereologiche, o semplicemente perdere tempo quando arriva a lavoro. In una situazione dove l’auto è condivisa da più dipendenti, tutti hanno un senso di responsabilità “socialmente vincolato” per essere in orario e arrivare a lavoro negli stessi tempi, portando a una nuova e più efficiente “cultura dell’ufficio”.

3. Tempi di viaggio ridotti: negli Stati Uniti la pratica è così sviluppata da aver portato le città più grandi a creare delle corsie preferenziali per chi fa carpooling. Anche se non ancora presenti in Italia, togliere dalla strada diverse auto grazie alla condivisione dei viaggi casa-lavoro, ridurrebbe sicuramente il traffico, tagliando i tempi di percorrenza e dando più tempo agli impiegati, che ne risulterebbero più rilassati e felici.

4. Legami più forti: in media, un viaggio casa-lavoro dura trenta minuti, un’ora tenendo conto del ritorno. I gruppi che fanno carpooling avrebbero cinque ore in più a settimana da spendere insieme e conoscersi meglio. Potrebbe non sembrare così importante ma ciò aumenterebbe il morale del team, portando a maggiori livelli di produttività e a una collaborazione più tranquilla.

5. Multitasking: possibilmente l’autista sarà sempre diverso anche se potrebbe esserci la necessità di un unico guidatore per un gruppo. Oltre a chiacchierare, i passeggeri hanno la libertà di fare ciò che vogliono: nell’era degli smartphone e dei tablet, potrebbero cominciare a completare piccole task lungo il percorso. Si potrebbe addirittura effettuare una call skype mentre si è in auto (senza distrarre il conducente ovviamente).

È necessario imporre il carpooling?
No, assolutamente. La pratica va semplicemente incoraggiata e bisogna stabilire una sorta di cultura che ne produca il suo stesso sviluppo e che porti gli impiegati ad adottare il carpooling. Gli incentivi come premi aziendali e orari più flessibili possono sicuramente corroborare la causa. Il punto è far diventare il carpooling un elemento ricorrente tra gli impiegati, in modo da migliorare simultaneamente l’immagine del proprio brand e la redditività del bilancio.

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Giacomo Scamardella
Giacomo Scamardella
Comunicatore, organizzatore di eventi culturali, copywriter, amante della sostenibilità e community manager per vocazione. Di mentalità estremamente aperta, ha studiato e lavorato fra Firenze, Parigi e Amsterdam facendo sempre ritorno con una valigia più grande.

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